LA RUBRICA DEDICATA ALLA SCOPERTA DELLE SPECIE FRUTTIFERE DI UN TEMPO

Il lungo lavoro di restauro dell'Orto botanico e l'allestimento della nuova sezione di orto etnobotanico del Museo è finalmente giunto al termine.

I pannellli didascalici completamente rinnovati e aggiornati sono stati sistemati lungo il percorso dell'orto sino alla nuova area che ospita i frutti antichi....senza dimenticare i ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato a questo progetto.

Lo staff del museo è stato coinvolto nei lavori finali di potatura e sistemazione del verde per offrirvi una piacevole visita nel parco e nell'orto botanico.

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L'olivo

Ottobre è il mese in cui sulle piante di #olivo ha luogo l'invaiatura, cioè il cambiamento di colore, che indica la completa maturazione del frutto, che viene raccolto per l'estrazione dell'olio!
Le origini dell’ulivo non sono ben definite, ma si ritiene che la pianta risalga ad oltre 6000 anni fa, attraverso continue #selezioni delle varietà di olivastro selvatico. In Europa ha iniziato la sua diffusione ai tempi di Babilonesi e Fenici ed ha raggiunto il massimo prestigio con Greci e Romani. Durante il periodo romano l’olio venne rinominato "oro verde” per il suo grande valore, e la produzione ebbe un forte incremento, grazie al perfezionamento delle tecniche di lavorazione. In seguito fu esportato in America nel 1500, dalle navi spagnole, ed oggi è coltivato in tutto il mondo.

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Il kiwi

Un'intera parete dell'ortoetnobotanico è occupata da una scenografica coltivazione di Actinidia (Actinidia chinensis), la pianta rampicante dalla quale si ottengono i caratteristici frutti invernali.

Questo frutto è originario della Cina, dove viene coltivato da secoli: attraverso i commerci fra le due nazioni divenne noto agli Inglesi come "Chinese gooseberry": nel 1904 sbarcò sulle coste della Nuova Zelanda, quando la neozelandese Isabel Fraser portò con sé alcuni semi di questa pianta, dando il via alla coltivazione anche in questa regione. il nome popolare fu cambiato in Kiwi per la somiglianza con il caratteristico uccello non volatore, simbolo del paese. In Italia fu importato a partire dagli anni 50, trovando nella nostra penisola un microclima ideale per la specie: attualmente l'Italia è il secondo produttore mondiale di questi frutti.

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