I fiori dell’Actinidia: dall’Uva Spina Cinese ai Kiwi

L’intero muro di confine Nord della nuova area dell’Orto Etnobotanico è occupato da un’imponente pergola di piante di Kiwi (Actinidia chinensis), questa coltivazione preesistente è stata mantenuta intatta durante i lavori, ed andrà ad affiancare il frutteto delle cultivar antiche.

 

Actinidia è una liana rampicante a foglie caduche, di grandi dimensioni, in grado di arrivare fino a 10 m di altezza. In natura la pianta si ancora ai supporti (altri alberi o rocce) attraverso il fusto stesso, che nella parte terminale si avvolge come un viticcio. La fioritura avviene a partire da maggio, per poi sviluppare il caratteristico frutto, una bacca carnosa ricoperta di peluria. 

La pianta è originaria della Cina centrale, nelle vallate del fiume Yang-tze. All’inizio del XX secolo fu esportata e coltivata in Nuova Zelanda. Nel corso dei decenni la sua coltura ha registrato una rapida espansione a livello mondiale, inclusa l’Italia, dove la pianta è stata coltivata con successo, tanto da far diventare il nostro paese il secondo maggior produttore mondiale di Kiwi. Il nome originale con cui furono commercializzati i frutti era «Chinese gooseberry» (uva spina cinese), comunemente usato fino al 1959 quando cominciò l’esportazione massiccia, soprattutto nei mercati statunitensi. Il collegamento con l’uva spina europea non sembrò creare un’immagine stimolante per il consumatore statunitense e così fu proposto il nome kiwifruit, l’uccello notturno non volatore, simbolo nazionale per i Neozelandesi. La nuova denominazione ebbe un grande successo nei mercati americani ed in breve tempo il termine trovò consenso in tutto il mondo. In Italia è di uso comune l’abbreviazione «kiwi» per indicare non solo il frutto ma anche l’intera pianta di actinidia.