L'ARTISTA – ARTIGIANO:

 GIOVANNI BALZARETTI ED IL SUO “TEATRO AGRICOLO”

“Non c’è alcuna differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano, l’artista è una elevazione dell’artigiano”, diceva a chiare lettere il manifesto di quella corrente artistica rivoluzionaria nata nel 1919 a Weimar che fu il movimento Bauhaus fondato da Walter Gropius. E mai la definizione di artista-artigiano potrebbe essere più azzeccata nel caso di Giovanni Balzaretti, direttore artistico del Teatro Agricolo e “Contastorie” contemporaneo, nonché “Mascheraio”. Due professioni indubbiamente curiose e rare, al giorno d'oggi, ma non così rare un tempo: basti pensare che il più famoso “contastorie” di cui si abbia memoria è nientepopodimeno che Omero, il padre di tutta la poesia occidentale, ma anche della recitazione. Eh sì, perché Omero (sulla cui effettiva esistenza si potrebbe disquisire molto, visto che è molto probabile che dietro al soprannome “Colui che non vede”, così recita l'etimologia, potrebbe celarsi in realtà una serie di “collezionisti di tradizioni orali”) non solo ci ha lasciato i primi due poemi immortali della cultura occidentale, ma è risaputo che vivesse anche girovagando per l'antica Ellade e intrattenendo la gente con i miti, interpretandoli, recitandoli, probabilmente anche in parte cantandoli (del resto, che senso avrebbe altrimenti la metrica?).

Giovanni Balzaretti,  "cantastorie" e "mascheraio" Opens internal link in current windowGUARDA L'INTERVISTA

Che cos'è quindi il Contastorie? Un narratore, un affabulatore, un creatore di atmosfere magiche e ricche di tensione emotiva ed espressiva che utilizza anche il canto quando è necessario, ad esempio se occorre far ascoltare una serenata, una ninna nanna, una preghiera. In Italia, uno degli esponenti contemporanei più famosi è senza dubbio Ascanio Celestini: e proprio Celestini è uno dei componenti del Teatro Agricolo, “Associazione Culturale dedicata alla preservazione ed alla trasmissione dei Mestieri d'Arte ed Artigianali” (così recita la pagina Facebook) di cui Balzaretti è direttore artistico. 

Ascanio Celestini

Ma se si parla di Contastorie, non possono non balzare subito alla mente due grandi nomi: Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber. Inutile ricordare la loro fantastica produzione artistica, inimitabile e considerata ormai, a ragione, pietra miliare della nostra cultura, al di là quindi della banale canzonetta, tanto da essere studiati nelle scuole come esempio di capacità narrativa ed evocativa.

Come dimenticare, ad esempio, la ballata di Faber “Carlo Martello” ( Re Carlo tornava dalla guerra Lo accoglie la sua terra, Cingendolo d'allor, Al sol della calda primavera, Lampeggia l'armatura Del sire vincitor...) o “Io non mi sento italiano” di  Gaber, con tutta la sua disillusione e la sua malinconia?

Fabrizio de Andrè e Giorgio Gaber 

Ma noi siamo anche livornesi. E allora un doveroso cenno va anche ad un altro grande rappresentante dell' “eletta schiera” (citando Guccini), l'ombroso e maledetto Piero Ciampi, misconosciuto al grande pubblico per anni e oggi improvvisamente balzato agli onori della critica, quella stessa critica che l'ha sempre denigrato e messo in un angolo, eccetto forse Natalia Aspesi, che scrisse all'epoca “nei suoi versi ci si trova qualcosa di abbastanza poetico per riuscire incomprensibile all'amatore abituale di canzonette”.... 

Piero Ciampi

L'antico mestiere del mascheraio 

Giovanni è figlio di un falegname e di una decoratrice di ceramica. Da questo connubio non  poteva che nascere un figlio creativo, un artigiano di qualità, un vero e proprio artista. E la sua passione per il teatro delle origini si sposa perfettamente con il concetto di artigiano:  è infatti uno dei pochissimi “artigiani mascherai”, ossia coloro che tramandano l'antica sapienza della costruzione della maschera in cuoio, quella che nell'immaginario collettivo è legata alla commedia dell'arte.

 

Ma vediamo, direttamente dal suo sito “www.mascherecommediadellarte.it” alcune delle più famose, che vengono realizzate nella bottega:    Initiates file downloadLE MASCHERE (clicca qui)

IL TEATRO AGRICOLO E LE ATTIVITA' ALLA VILLA DEL PRESIDENTE

Ormai da anni è attiva una fattiva collaborazione tra il Teatro Agricolo e la Provincia di Livorno, che ha concesso l'uso di alcuni locali della Villa del Presidente per le attività di didattica, insegnamento agli adulti e realizzazione delle maschere presso il laboratorio. L'attività è ricca e diversificata: si va infatti dai corsi di teatro di narrazione ai laboratori per le scuole, nonché all'insegnamento della realizzazione della maschera secondo l'antica tradizione.

Initiates file downloadLEGGI GLI ARGOMENTI DI STUDIO DEL TEATRO qui

Molto interessanti sono anche le collaborazioni del Teatro con le iniziative organizzate direttamente dalla Provincia di Livorno e dal Museo di Storia Naturale: ecco qui la locandina delle manifestazioni in occasione del  Giorno della Memoria del 2020.

 

 

Salutiamo Giovanni con una sua citazione, quasi profetica, vista la recente scomparsa di uno dei più grandi calciatori mai esistiti:

I narratori orali sono ovunque: un bambino nel più triste dei cortili di cemento come si diverte? Fa Maradona. Se la racconta, senza avere fatto un giorno di teatro fa: il protagonista che palleggia e tira i calci al pallone; il drammaturgo che decide l’azione; i coprotagonisti cioè gli avversari che anche se non esistono lui li dribbla lo stesso; fa l’ultimo avversario che è il portiere e fa l’impresa eroica, il tiro incredibile. A un certo punto fa anche le comparse: tutto lo stadio che esulta al suo gol! Non ha fatto un giorno di teatro ma è il demiurgo, fa tutto, anche il telecronista che racconta l’azione mentre si svolge”. 

Giovanni Balzaretti, intervistato da  Caterina Corucci, www.rivistaonline.it

Rimanete con noi: vi faremo scoprire interessanti novità!