Salvia Officinalis
Salvia officinalis L.
Caratteristiche
Si presenta come un arbusto perenne sempreverde con fusti lignificati alla base, d'altezza massima di 40 cm, con foglie di colore verde grigiastro che se strofinate emanano un odore aromatico molto forte, possedente fiori violacei a forma di labbra. Appartiene alla famiglia delle lamiaceae e si può trovare in tutta la macchia mediterranea.
Proprietà
il nome deriva da una parola latina che significa, stare bene, in riferimento alle capacità medicamentose della pianta, infatti grazie alla sua azione dermopurificante, antisettica, antiinfiammatoria e cicatrizzante trova impiego in creme e prodotti per la cura della pelle impura e dei capelli grassi e deboli, nell’igiene del cavo orale in caso di afte e faringiti sotto forma di sciacqui con soluzioni idroalcoliche.
Può essere impiegata inoltre anche in ambito culinario per aromatizzare piatti a base di verdura, carne e pesce.
La salvia inoltre contiene un olio essenziale molto tossico anche in piccole dosi, causando problemi a livello cerebrale.
Storia
In toscana un antico detto popolare recitava:” chi ha la salvia nell’orto ha la salute nel corpo” oppure “molte piante curano ma una sola salva (la salvia)”.
Tutti questi modi di dire ribadiscono il significato della salvia, un termine che indica salute, salvezza e sanità, in quanto, molte specie di questo genere venivano utilizzate nella medicina popolare per le molteplici proprietà terapeutiche.
Una leggenda cristiana narra che solo la piantina di salvia accettò di nascondere Gesù bambino dai soldati quando la sua famiglia fuggì in Egitto, e fu così che la pianta si guadagnò la benedizione della Madonna. Nella tradizione medievale inglese invece si pensava che consentisse alle fanciulle in età di matrimonio di vedere il futuro sposo. Le fanciulle dovevano attendere la Vigilia di Natale e a mezzanotte raccogliere 12 foglie di salvia, senza danneggiare la dodicesima, così facendo l’ombra del futuro marito sarebbe apparse alla luce della luna.
Viene narrato, inoltre, che durante la pandemia di peste del 1630, in Europa, in Francia e precisamente a Tolosa, vi erano 4 ladri che si introducevano nelle abitazioni degli appestati depredandoli dei loro averi senza mai ricorre a contagio. Quando un giorno vennero acciuffati, pur di avere salva, la vita, rivelarono il segreto della loro immunità al contagio, si trattava di un aceto, divenuto famoso come “l’aceto dei quattro ladri”, col quale si cospargevano tutto il corpo e in parte lo bevevano.
Ritornando a latitudini amiche, in Garfagnana, l’infuso delle foglie di salvia è bevuto per diminuire l’eccessiva sudorazione, mentre a Lucca il decotto è assunto in caso di stipsi e infiammazioni intestinali. Nella città di Livorno, la tradizione popolare vede un utilizzo dell’infuso delle foglie per detergere e sbiancare la pelle.
Fecha de última actualización: 15/11/24 10:44