Melissa
Melissa officinalis L.
Caratteristiche
La melissa è una pianta erbacea perenne, che arriva a misurare un’altezza fino a 80 centimetri, ma che generalmente misura tra i 40 e 50 cm.
Possiede foglie opposte e lucide, la loro forma può variare leggermente: possono essere più o meno cuoriformi, oppure più o meno allungate o appuntite, di colore verde chiaro o scuro. La variazione di colore dipende, dal terreno e dall’acqua disponibile.
Ha origini mediterraneo-orientali, e in Italia è stata introdotta anticamente ed è stata spontaneizzata.
Proprietà
Il nome deriva dal greco “mèlitta” che significa “ape del miele, infatti si tratta di una delle piante mellifere per eccellenza, e da “offìcina” ossia laboratorio, per la sua versatilità ed utilità nel campo della farmaceutica, dell’erboristeria e della liquoristica. In medicina la melissa ha proprietà antispasmodiche e antinervine, agisce sul fegato e sui reni. Inizialmente ha una debole azione eccitante, ma poi si trasforma in un calmante. Questo la rende tra le piante più usate in caso di insonnia ed eccitazione. Purtroppo la melissa ha qualche controindicazione, in quando si deve considerare che agisce inibendo in parte l’attività della tiroide, pertanto il suo uso è sconsigliato nei soggetti che soffrono di ipotiroidismo.
Storia
Galeno e Paracelso la consigliavano nella mania e nei disturbi psichici, infatti, scriveva Serapio, che allevia le inquietudini e tristezze del cervello e principalmente quelle prodotte dalla malinconia. Gli Arabi la tenevano in grande considerazione; il medico Avicenna nel XI secolo attribuiva alla specie, la proprietà di rallegrare e confortare il cuore. Tra gli usi originali ricordiamo che in località Castagnola (Massa), il decotto delle foglie viene bevuto per combattere il raffreddore, mentre nel Grossetano è adoperato esternamente in lavande antisettiche e antiinfiammatorie in caso di affezioni ginecologiche. In Garfagnana, l’infuso delle sommità fiorite è bevuto come antiacido in caso di gastrite. A Pistoia, per aumentare l’azione sedativa, si prepara un infuso con foglie di melissa e menta.
Storia
Galeno e Paracelso la consigliavano nella mania e nei disturbi psichici, infatti, scriveva Serapio, che allevia le inquietudini e tristezze del cervello e principalmente quelle prodotte dalla malinconia. Gli Arabi la tenevano in grande considerazione; il medico Avicenna nel XI secolo attribuiva alla specie, la proprietà di rallegrare e confortare il cuore. Tra gli usi originali ricordiamo che in località Castagnola (Massa), il decotto delle foglie viene bevuto per combattere il raffreddore, mentre nel Grossetano è adoperato esternamente in lavande antisettiche e antiinfiammatorie in caso di affezioni ginecologiche. In Garfagnana, l’infuso delle sommità fiorite è bevuto come antiacido in caso di gastrite. A Pistoia, per aumentare l’azione sedativa, si prepara un infuso con foglie di melissa e menta.
Data Ultimo Aggiornamento: 15/11/24 10.46